Stamattina Giuseppe mi ha chiamato disperato. “Franco, mi hanno detto che non posso più avere il bonus. Ho già speso 30.000 euro!”
Gli ho fatto una domanda semplice: “Giuseppe, hai pagato in contanti?”
Silenzio. Poi: “Solo una parte…”
Ecco, Giuseppe ha appena perso 15.000 euro di detrazioni. E non è l’unico. Ogni settimana ricevo chiamate di gente che ha perso il bonus per errori banali che si potevano evitare.
Il problema è che tutti parlano dei bonus ma nessuno spiega davvero come funzionano. Ti dicono “c’è il 50% di detrazione” e poi ti lasciano solo a capire come ottenerlo. Risultato? La metà delle persone a Taranto che potrebbero avere il bonus non ce l’ha, o peggio, lo perde strada facendo.
Oggi ti spiego tutto: quali bonus ci sono, come ottenerli, che documenti servono e soprattutto quali sono gli errori che ti possono far perdere tutto. Perché vedere la gente buttare migliaia di euro per ignoranza mi ha stufato.
I bonus attivi nella ristrutturazione: facciamo chiarezza
Partiamo dalle basi perché c’è una confusione tremenda. Ultimamente, i bonus per la ristrutturazione sono cambiati rispetto agli anni scorsi e a Taranto molti ancora non l’hanno capito.
Il Bonus Ristrutturazione al 50% c’è ancora, ma con un tetto di spesa di 96.000 euro per unità immobiliare. Significa che puoi detrarre fino a 48.000 euro in 10 anni. Sembra tanto ma per una ristrutturazione completa di una casa di 120 metri quadri si fa presto ad arrivarci.
Poi c’è l’Ecobonus, che può essere al 50% o al 65% a seconda di cosa fate. Sostituisci gli infissi? 50%. Metti il cappotto termico? 65%. Ma attenzione, qui servono requisiti tecnici precisi. Non basta cambiare le finestre, devono avere determinati valori di trasmittanza. E chi te lo dice? Il tecnico, sempre che ne abbiate uno preparato.
Il Superbonus al 110%?
Dimenticalo. Nel 2024 è sceso al 70% e solo per i condomini che hanno già deliberato i lavori. Per le case singole è praticamente morto. Eppure a Taranto c’è ancora gente che viene da me chiedendo il 110%.
Ragazzi, quella festa è finita!
Come funziona davvero la detrazione
Ora ti spiego una cosa che molti non capiscono. La detrazione non è uno sconto immediato. Non è che spendete 50.000 euro e te ne tornano subito 25.000. È una detrazione IRPEF spalmata su 10 anni.
Esempio pratico: se rifai il bagno, e spendi 10.000 euro. Con il bonus al 50% hai diritto a 5.000 euro di detrazione. Diviso 10 anni sono 500 euro l’anno. Se di IRPEF paghi 2.000 euro l’anno, te ne tornano 500. Se paghi 400 euro di IRPEF, te ne tornano solo 400 e perdete il resto.
L’alternativa tempo fa era la cessione del credito o lo sconto in fattura. L’impresa ti faceva lo sconto subito e poi si prendeva lei la detrazione.
Bellissimo, peccato che dal 2024 non si può più fare per i privati.
I documenti necessari
Adesso arriva il bello. Per avere il bonus servono documenti precisi. Un errore, uno solo, e perdi tutto.
Prima di iniziare i lavori vi serve la comunicazione all’ASL. A Taranto si fa online ma serve la PEC. Non ce l’hai? Devi fartela fare dal tecnico. Costa circa 100 euro. Poi serve la comunicazione all’ENEA entro 90 giorni dalla fine dei lavori. Dimentichi questa? Addio bonus.
Inoltre ti serve il titolo abilitativo (CILA o SCIA), che deve essere presentato PRIMA di iniziare i lavori. Se inizi senza, anche di un giorno, perdi il bonus. La settimana scorsa ho visto una famiglia perdere 20.000 euro di detrazioni perché hanno iniziato a demolire il bagno un giorno prima del protocollo della CILA.
Poi servono le fatture. Ma non fatture qualsiasi. Devono avere la dicitura esatta del bonus, il codice fiscale di chi detrae, la descrizione dei lavori. Un errore nella fattura? Bonus perso. E non sto scherzando, l’Agenzia delle Entrate su questo è inflessibile.
I bonifici devono essere “parlanti”. Non bonifici normali, ma quelli specifici per le ristrutturazioni. Tutte le banche li hanno ma dovete chiederli. Se fate un bonifico normale, anche se c’è scritto “ristrutturazione”, non vale.
Serve anche la dichiarazione di conformità degli impianti. Tutti gli impianti nuovi o modificati devono avere la DiCo. L’elettricista te la fa? No? Cambia elettricista. Senza quella, oltre a perdere il bonus rischiate che l’appartamento risulti non agibile.
E infine, la documentazione dell’APE (Attestato di Prestazione Energetica) prima e dopo i lavori se fate l’Ecobonus. Costa circa 300 euro per ogni APE ma è obbligatorio. Non l’avete fatto prima di iniziare? Hai perso il bonus.
Le imprese abilitate: come riconoscerle
Qui casca l’asino, come si dice a Taranto. Non tutte le imprese possono farti avere il bonus. Servono requisiti precisi che il 60% delle imprese tarantine non ha.
Prima cosa: l’impresa deve avere il DURC regolare. Sembra ovvio ma non lo è. Se l’impresa non paga i contributi, voi perdete il bonus. E non lo sapete fino al controllo dell’Agenzia delle Entrate, magari dopo 2 anni.
Seconda cosa: per alcuni lavori serve l’attestazione SOA. È una certificazione che hanno solo le imprese strutturate. Se devi fare lavori strutturali importanti e l’impresa non ha la SOA, oltre a perdere il bonus rischiate che vi cada la casa in testa.
Terza cosa fondamentale: l’impresa deve essere iscritta alla Camera di Commercio con i codici ATECO giusti. Un muratore con partita IVA da “consulente” non può farti fatture per il bonus. Eppure a Taranto ce ne sono centinaia.
Ma la cosa più importante è che l’impresa sappia gestire correttamente tutta la documentazione e quindi fare fatture corrette, gestire i SAL (Stati Avanzamento Lavori). Il 90% delle imprese piccole non sa farlo.
Gli errori che fanno perdere il bonus
Negli anni ho visto di tutto. Ti faccio la lista degli errori più comuni così non li fate anche voi.
Errore numero uno: pagare in contanti. Anche solo 100 euro. Se paghi anche solo le maniglie in contanti, perdi tutto il bonus. Tutto deve essere tracciabile.
Errore numero due: intestare le fatture alla persona sbagliata. Se l’immobile è di tua moglie, le fatture devono essere a nome suo. Se è di entrambi, servono fatture separate al 50%. Un casino, ma così funziona.
Errore numero tre: iniziare i lavori prima dei permessi. Se tocchi anche solo una mattonella prima del protocollo della CILA, addio bonus. E i controlli ci sono!
Errore numero quattro: non rispettare i tempi. La comunicazione ENEA va fatta entro 90 giorni dalla fine dei lavori. Il 91° giorno è tardi.
Errore numero cinque, il più stupido: non conservare i documenti. Devi conservare tutto per 10 anni. Fatture, bonifici, ricevute, comunicazioni, tutto. Se l’Agenzia delle Entrate ti fa un controllo dopo 5 anni e non avete un documento, sono dolori.
Ma l’errore peggiore è fidarsi del “tanto chi controlla“. Controllano eccome. A Taranto negli ultimi due anni hanno fatto 300 controlli. Il 40% ha perso il bonus. Alcuni hanno dovuto restituire anche quello degli anni precedenti con gli interessi.
Accetta quest’altro consiglio
Il mio consiglio? Se devi ristrutturare, fallo ora. I bonus ci sono ancora, domani chissà.
Se vuoi un preventivo fatto bene, con tutte le garanzie, chiamaci. Ma anche se scegli un’altra impresa, almeno ora sai cosa pretendere.